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DA RAPPRESENTARSI
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LA PRIMAVERA I 84 » •
PER GASPARE TRUFFI
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MiJSIC LIBRARY
UWC-CHAPEL HILL
PREFAZIONE
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-Il Principe , nella cui famiglia seguì V atroce caso che
forma il soggetto del presente Melodramma , fu Ni¬
colo IV , non Azzo , come piacque al Byron chiamarlo
per comodo del verso , e come io pure lo chiamo. Nel -
P oscuri là in cui ci lasciano le Storie , quelle almeno
che a me riuscì di vedere , delle circostanze di quella
famiglia e di quel fatto , io mi credetti in diritto df in¬
ventarne alcune probabili , le quali potessero servire
di fondamento al Melodramma. Ed eccole in brevi
paro le.
Il Signor di Carrara , scacciato da* suoi domimi
dalla fazion Ghibellina , cerca ricovero in Corte dJ Az¬
zo , principe amico e del parlilo de * Guelfi , e a lui
lascia in custodia la figlia sua Pari sina. Cresciuta que¬
sta in compagnia d J Ugo , orfanello , raccolto da un
vecchio ministro del Duca , e da esso educato fra i
suoi Paggi , di lui segretamente s* innamora , ed egli di
lei. Ma richiesta in isposa da Azzo , il quale si ob¬
bliga di ricuperare al padre i perduti stati, e costretta,
ad obbedire all' uno e all ’ altro , e diviene moglie del
Signor di Ferrara. Non per questo vieti meno in essa
V amore per Ugo , ne V amore di questo per lei. Azzo
per sua natura diffidente e geloso , e che. avea già fatto
perire un altra donna da lui creduta , infedele , ha cia¬
scuno in sospetto , specialmente il Paggio con cui P a-
risina è cresciuta j e lo allontana dalla sua Corte col
pretesto di esercitarlo nella milizia. Ugo parte , ma
sventuratamente ritorna. Qui comincia. L'azione. Il se¬
greto degli amanti e scoperto j ed Ugo e punito di
morte , sebbene, il Duca venga a conoscere esser quello
un suo figlio naturale , avuto dalla donna ch'egli avea
fatto perire.
Felice Romani.
PERSONAGGI
ATTORI
AZZO , signor di Ferrara sig. Marini Ignazio
, \ , . - ’ • rf . * ' \ .
PARI SIN A , sua moglie sig.a Cresciotti-Tosì E.
UGO, che poi si scopre figlio
d’Azzo sig. Salvi Lorenzo
ERNESTO, ministro d’Azzo sig. Scalese Raffaele
1MELDA, damigella di Parisina sig.“ Baillou-HillaretF.
Cori e Comparse.
Colligiani Cavalieri , Damigelle , Gondolieri
Armigeri , Soldati.
La scena e parte nell’ ìsola di Belvedere sul Po ,
e parte in Ferrara.
L’epoca è il XIV secolo.
Musica del Maestro signor Gaetano Donizetti.
I versi virgolati si ommettono per brevità.
I e Scene tanto dell’ Opera , cjuanto del Ballo , sono d’ in¬
venzione ed esecuzione de’ signori Cavallotti Baldassure e
| Menozzi Domenico.
Maestro al Cembalo : Sig. Panizza Giacomo.
Alil o Maestro in sostituzione al Sig. Panizza : Sig. Bajetta Giovanni.
Primo Violino, Capo e pirettore d’orchestra : Cavallini Eugenio.
Altri primi Violini in sostituzione al Sig. Cavallini
Signori Cavinati Giovanni — Migliavacca Alessandro.
Capi dei secondi Violini a vicenda
Signori Buccinelli Giacomo — Bossi Giuseppe.
Primo Violino per i Balli : Signor Montanari Gaetano.
Altro primoViolino in sostituzione al sig. Montanari: sig. Somaschi Rinaldo
Primo Violoncello al Cembalo : Sig. Merighi Vincenzo.
Altro primo Violoncello in sostituzione al sig. Merighi
Sig. Storioni Gaetano.
Primo Contrabbasso al Cembalo : Sig. Luigi Rossi.
Prime Viole : Signori Maino Carlo — Tassistro Pietro.
Primi Clarinetti a perfetta vicenda
Signori Cavallini Ernesto — Corrado Felice.
Primi Oboe a perfetta vicenda: Signori Y voti Carlo — Duelli Giovanni.
Primi Flauti
per l’Opera: Sig. Piaboni Giuseppe pel Ballo Sig. Marcora Filippo.
Primo Fagotto : Sig. Canta Antonio.
Primo Corno da caccia Altro primo Corno
Sig. Martini Evergete. Sig. Gelmi Cipriano.
Prima Tromba: Sig. Viganò Giuseppe.
Arpa : Sig. Reichlin Giuseppe.
Istruttore dei Cori Direttore dei Cori
Sig. Cattaneo Antonio. Sig. Granateli i Giulio.
Editore e proprietario della Musica : Sig. Giovanni Ricordi.
Suggeritore : Sig. Giuseppe Grolli.
Vestiarista Proprietario : Sig. Pietro Rovaglia e Comp.
Direttore della Sartoria : Sig. Colombo Giacomo.
Capi Sarti :
da uomo, Sig. Eelisi Antonio — da donna, Sig- PuoIq Veronesi.
Berrettonaro : Signori Zamperoni Francesco e Figlio.
Fiorista e Piumista : Signora Giuseppa Robba.
Esecutori degli attrezzi : Signori Padre e Figlio Rognini.
Macchinista : Sig. Giuseppe Spinelli.
Parrucchieri : Signori Bonacina Innocente — Vene goni Eugenio .
Appaltatore dell’Illuminazione : Sig. Luigi Sabbioni.
BALLERINI.
Compositore de' Balli
Sig. lì tss Augusto.
Primi Ballerini Francesi
Signori : Melante F. - Chion Theodor
Signore : - King Giovinnina - Gusman Rosina
Primi Ballerini Italiani
Signor Borri Pascjn.de (allievo dell’!. K. scuola di Ballo)
Sigiiore : Bertuzzi Matilde - Bussola Maria Luigia - Grancini Carolina
(allieve della scuola suddetta) e la Signora YTiganoni Luigia.
Primi Ballerini per le parti
Signori: Catte Effìsio - Bocci Giuseppe - Trigambi Pietro
Razzani Frane. - Vigano Davide - Fagliaini Leopoldo
Prime Balle / ine per le pani
Signore : Muratori-Lasina Gaetana - Ronzani Cristina
Superti-Bosisio Adelaide - Bellini-Casati Luigia
Primi Ballerini di mezzo Carattere
Signori: Marino Legittimo - Pailadini Andrea - Marchisio Carlo
Vago Carlo - Della Croce Carlo
Bondoni Pietro - Kugali Antonio - Palinolo Antonio
Pincelti Rarlolommeo - Viganoni Solone - Gramegna Giovanni
Penco Francesco - Croce Gaetano - Lorea Luigi - Quattri Aurelio
Gallinotti Carlo - Bertucci Elia - Bavetta Costantino - Belloni Giuseppe
Oliva Pasquale - Mauri Giovanni.
Prime Ballerine di mezzo Carati et e
Signore: Carcano Gaet. - Novoto Leopold. - Viganò Giulia - Hoffer Maria
Belloni Giuseppa - IVovelleau Luigia - Molina Rosalia - B ragli ieri Rosalbina
Braschi Kugenia - Morlucchi Angela - Morlacchi Teresa - Pratesi Luigia
Angiolini Silvia - Visconti Giovanna - Monti Luigia - Conti Carolina
Bussola Antonia - Bagnoli Carolina - Bernasconi Carolina - Bussola Rosa
1. R. Scuola di Ballo
Maestri di Perfezionamento
Sig. Blasis Callo. Sig.a Bla»is Ramacini Akkukciata.
Maestro di ballo. Signor Villekbuvb Carlo
Maestro di mimica. Signor Bocci Giuseppe.
Allieve dell ’ I. li. Accademia di Ballo
Signore : Bertuzzi Matilde - Domenichettis Augusta - Bussola M. Luigia
Granzini Carolina - Marzagora Tersilia - Cottica Marianna
Angiolini Tarn ira - Pirovano Adelaide - Banderaìi Regina - RizziVirginia
Gonzaga Savina - Romagnoli Caterina - Bertuzzi Amalia
Wouthier Margherita- Fuoco M. Angela-Vegetti Rachele - Catena Adelaide
Galavresi Savina - Monti Emilia - Bertani Ester - Donzelli Giuba
Ihery Celestina - Marra Paride - Neri Angela - Citerio Antonia
Tomuiasini Angela - Scotti Maria - Viganoni Adelaide.
Allievi dell’ 1. B. Accademia di Ballo
Signori: Borri Pasquale - Meloni Paolo - Senna Domenico
V isni ara Cesare - Vienna Lorénzo - Croce Ferdinando - Sartorio Enea
Corbetta Pasquale - Bellini Luigi - Marzagora Cesare - Pratesi Gaspare.
Ballerini di Concerto. N. 12 Coppie.
ATTO PRIMO
SCENA. PRIMA.
Sala terrena in Belvedere.
Paggi, Scudieri, Cortigiani, indi ERNESTO.
E UN.
Coro
Ern.
Coro
Ern.
Coro
yÀ desto il Duca?
E desto.
Dorme lung’ ora ei forse?
Torbido all* alba sorse
Come corcossi jer.
Ma s\ per tempo , o Ernesto ,
Tu di Ferrara uscito!
Forse del Duca invito
Ti chiama a Belveder?
Inaspettato, e pure
Giunger qui grato io spero.
Grato , se di venture
E il tuo venir foriero.
D’uopo n’ abbiami qui lutto
Spira mestizia e lutto :
Afflitto più che mai ,
Turbato è d’ Azzo il cor.
Afflitto !
Ah! tu ben sai
Il suo geloso amor.
(entrando)
8
Ern.
Coro
Ern.
Coro
Ern.
Coro
Tutti
(Tutti gli
Azzo
Ern.
A zzo
Ern.
A zzo
Ern.
A zzo
Ern.
ATTO
Lo so . . . Ma la Duchessa
Sospetta è sempre a lui ?
Egra, languente è dessa :
Fugge il consorte e altrui :
Non mai sorriso spunta
Su quella guancia smunta,
O sviene, appena è nato,
Qual languido balen.
E il Duca ?
Si distrugge
D’ira e d’amore insieme.
Or la ricerca, or fugge, _
Or la lusinga, or freme.
Ansio la notte e il giorno
Sembra spiar dintorno ,
Quasi un rivai celato
Tema alla reggia in sen.
Oh ! doloroso stato!
Sì... Ma silenzio.
Ei vien.
SCENA II.
AZZO, e detti.
fan luogo: guarda esso d’ intorno e s’accorge d’Ern.)
Che mi rechi ?
Lieti eventi.
Lieti a me ?
Lo spero.
E quali ?
Dopo lunghi e rii cimenti
Padoa è tolta a’ tuoi rivali :
E per l’arme di Ferrara,
Fortunato il prò’ Carrara,
Vinta l’ ira ghibellina ,
Sul suo trono alfin sedè.
Ei mi diede Parisina:
Poco è un trono a lui mercè.
Nuova è questa, ond' abbia aneli’ essa
A gioir del tuo contento.
( j
A zzo
p n i m o q
Annunziate alia Duchessa (agli asiano)
L’improvviso e lielo evento.
Per veder su quel Lei viso (a parie ad Eni.)
Il halen d’un sol sorriso,
Non che Italia, aver vorrei
Terra e Cielo, e darli a lei*,
Rapirei del sole 1 rai
Per donarle il suo splendor.
Non sa il mondo e tu non sai
Qual m’accende e quanto amor!
Erin. Lieta al par de’ tuoi desiri
La farà sì gran ventura.
A zzo Ne ho fidanza. Tutto spiri (forte)
Gioja e pompa in queste mura.
Tutti
E rn. e Coro Noi primieri al Ciel diam lodi
Che ha compito i voti tuoi,
Che il valor de’ guelfi eroi
Secondò col suo favor.
Spenti al fin gli sdegni e gli odi,
Lieta Italia al mondo attesti,
Che la pace a lei tu desti,
Che a te deve e gioja e onor.
A zzo (DairEridano si stènde
Fino al mar la mia bandiera:
Il Leon deli’ Adria altiera
Piega il capo al mio valor.
Solo un cor col mio contende,
Sdegno e amor del par l’irrita...
Io darei corona e vita
Per poter domar quel cor!)
Con giostre, e con tornei
Si festeggi in Ferrara il lieto evento.
Cento navigli e cento
Corrano in gara del superbo fiume
Ambo le rive* ed alla vinta guerra
Applaudano del par Tonde e la terra.
]te . (parte il corteggio )
1 o
A T I O
SCENA HI.
ERNESTO, ed AZZO.
Er:v. Mi è dolce, o Duca,
Questa vittoria tua, non sol perch’aito
Leva il tuo nome, ma perchè li reca
Gioja, che dal tuo cor parea bandita.
AzzoGioja !... è di già sparita :
Starsi meco non può.
Ern. Signor eli tante
Ricche provincie, e glorioso, e adorno
Di nuove palme e di recente onore,
A te che manca ?
Aizos II maggior bene: - amore,
E mio destinò, Ernesto,
Destin tremendo, che le furie sempre
D’amore io provi, e le dolcezze mai.
Tradito un giorno... e il sai,
Dali’infedel Matilde, ancor tradito
Da Parisina io sono.
Ewf. I tuoi sospetti
Hau perduto Matilde •, or Parisina
1 tuoi sospelti perderai! del pari.
Azzo Ah! dannommi Matilde a giorni amari.
E sua vendetta forse
Ea perpetua mia guerra. I miei timori...
Deggio dirtelo, Ernesto ?... a me rivale
Mi dipingon per lino il giovili Ugo,
Che orfano raccogliesti, e ch’io qui crebbi
Fra i paggi miei, qual se ti fosse ci liglio.
Eun, (Cielo 1)
Azza E gli diedi esigi io
Dalla mia Corte, e dì Carrara al campo
Fingea spedirlo... e buon consiglio panni...
Onde Rifarmi avvezzarlo.
Or posa han farmi -,
Ei tornerà.
Azza Contezza
PRIMO
1 f
Er.n.3Iì è legge il cenno.
w_ O
Ern.
Ugo
Ebn.
Ugo
Ern.
Hai lu di lui ?
Ern. Nulla contezza.
Azzo Audace
Non fia così per riveder Ferrara
Senza un mio cenno. Or vanne*, e. dove incauto
Tornato ei fosse, in nome mio gEmlniia
Che por non osi in queste mura il piede ,
Finché uo'l chiamo al mio cospetto io stesso.
mT‘ * 1 ** nino. (Uzo p;* rie)
SCENA IV.
EPuNESTO ed L’GO.
Oh! chi mai veggio? E desso
Sì . son io: m’ abbraccia , Ernesto.
Ugo ! (oh Ciel !)
Che guati intorno ?
sJ
Taci , incauto ! - E a che sì presto
Fai dal campo a noi ritorno ?
Vieni meco, o sciagurato,
Non ti vegga il tuo Signor.
E'go Di che temi ? E sì turbalo
Sei per me ? Qual feci error ?
Ern. Il più grave.
E go Oli Dio ! ti spiega.
Ern. Il ritorno è a le conteso.
E co Con qual dritto ? Chi me ’l nega ?
EÌrn. Chi può lutto. - Il Duca olfeso.
Ego Ed è noto alla Duchessa?...
Parla, o padre... È noto ad essa?
En>. Quale inchiesta? E qual pensiero
In te d’ essa e in lei di te ?
Tremi?... di'... saria pur vero?...
Ugo Ali ! pietà... leggesti in me. (gettandosi nelle
Io l’amai fin da quell’ora . sue braccia)
Che fra noi fanciulla venne:
L’amai pure , e l’amo ancora
Poiché sposa altr’uom potutine.
Ne timor, nò lontananza.
12 ATTO
Nè dolor , nè disperanza
Han potuto dal mìo core
Questuili ore - cancellar.
Ern. Che mai sento ? Ah ! taci , insano...
Tanto osasti alzar la mente ?
Non seguir... Il tristo arcano
Non sia noto ad uom vivente.
A me stesso, o sventurato,
Ei dovea restar celato...
T’era duopo un tal dolore
Al mio core - risparmiar.
Or che badi?... Un rio sospetto
Già del Duca in mente è desto.
SJgo La mia vita è in questo tetto,
Morte altrove... io resto, io resto.
Eriv- Forsennato! E la mina
Farai tu di Parisina ?
Non sai tu del Duca amante
L’implacabile rigor ?
Ugo Partirò * ma un solo istante
Pria vederla ho fermo in cor.
Per le cure , per le pene
v Che quest’orfano ti costa,
Mi concedi un tanto bene,
La mia vita è in lei riposta.
Un suo sguardo, un solo sguardo
Temprerà la fiamma ond’ardo :
Prenderò da lei la forza
Di partire , e non morir.
Eun. Vieni , vieni : invan tu speri
Ch’io consenta a tanto errore.
Qui de’ passi e dei pensieri
E ciascuno esploratore...
Qui le mura, i sassi, i venti
Hanno orecchio ed hanno accenti...
Qui neppure il suol profondo
Ti polria da lui coprir.
do traggo seco; cleono entrambi veloce n ni.
PRIMO
SCEN/Y V.
! 3
Giardino nell isola di Belvedere. In fondo scorre il Po.
PARISI NÀ, D1ELD V e Damigelle.
Par. Qui, qui posiamo... ombroso,
Ameno è il loco.
Dam. Aura soave spira
Di questi faggi al rezzo ,
E reca a te l'olezzo
Rapito all’erbe e ai fior.
Ime. Oggi più beta
Esser dèi lu.
Dam. Giorno ridente è questo
Ad amorosa figlia,
Che della sua famiglia
Festeggia lo splendor.
Par. Sì , ne’ suoi Stati
Ritorna il padre. - Oli 1 voglia il Ciel pietoso ,
Che men gli pesi il ricovrato serto
Di quel ch’ei diemmi... Oli! più di me felice
La pastorella, che non ha corona
Se non di fiori 1
Ime. E a tua mestizia torni ?
Torni ai sospir?
Dam. Deh! parla: onde cotanto
In te dolore ?
Par. È in me natura il pianto.
Forse un destili che intendere
Dato ai celesti è solo.
Quaggiù mi elesse a piangere,
Nascer mi fece al duolo,
Come colomba a gemere,
Com’aura a sospirar.
Farmi talor che l’anima ,
Stanca di tante pene ,
Aneli a ciel più limpido,
■4
ATTO
Dam.
Pah.
Dam.
Paii.
Tutte
Pah.
Aspiri a ignoto bene,
Come favilla all’etere,
Come ruscello al mar.
Lassa! e te stessa affliggere
Sempre così vorrai V
Cessar non mi è possibile.
Nè mai tu speri?..
Mai. ( musica guerriera)
Sual suon ! Guerrier drappello
ove festoso a te.'
(O tu, che invano appello,
Tu sol non vieni a me!) (le Dame escono)
SCENA VI.
Cavalieri armati di tutt’arme: alcuni con visiera calata.
Scudieri che portano lance e scudi. PàKISINA e LUELD.l.
Cav. Alle giostre, ai tornei che prepara
Esultante e devota Ferrara,
Te presente sospira ogni prode,
Che a contender la palma se ’n va.
Da te data, più dolce la lode ,
La corona più bella sarà.
Par. Cavalier’, forse il Duca v’invia?
Cav. S’ei non fosse, chi osato l’avria ?
/
Per suo cenno cotanto favore ,
Nobil Donna , imploriamo da te.
Par. Dalle feste rifugge il mio core:
Ei lo sa, non vi è gioia per me.
(V’era un dì quando l’alma innocente
Tinto in rosa vedea l’avvenir,
Quando ancor sul mio labbro ridente
Non suonava d’amore il sospir.
Ma ti vidi, o fatai giovinetto,
Io ti vidi, e la gioia sparì :
Tinto in lutto mi sembra ogni oggetto $
E funebre la luce del dì.)
p n 1 M O 13
Cav. Nobil Donna, ha confine il martire:
Non nudrire - i tuoi mali così.
Par, La mia repulsa, o prodi,
Donate ad egro cor. Ite, e fortuna
Venga con voi nel glorioso agone
Al par de’ voti miei. (i Cav, partono. Un solo rimane,
i’arisina se ne accorge, mentre si muove per uscire*
Nè tu parti, o guerrier ? Che vuoi ? Chi sei ?
Cav. Un solo istante, o donna,
In segreto mi ascolta.
Pah. (Oli Ciel! qual voce!)
T’allontana per poco (ad Imel.), e al cenno mio
Ad accorrer sii pronta. (imelda parte)
SCENA VII.
UGO si toglie la visiera; PAK1S1NÀ Io riconosce.
Uno Ugo son io.
Pah. Ciel ! tu in Ferrara ! e ignoto 1
E furtivo ! e tremante !
Ugo O Parisina !
Me ne bandisce il Duca.
Par, E al Duca osasti
Disobbedir ?
Ugo II mio ritorno ignora. -
Ma girne in bando ancora
IJoteva io mai, senza vederli almeno
L’ultima volta ? senza udir per spio
Conforto mio, che della ria sentenza
Tu pietosa li dolgo, ed un sospiro
Ti costi ii pianto, cui dannato al mondo
Sarà de’ tuoi primi anni il fido amico ?
Par. Ah! si, me’ n duole... e a te piangendo il dico.
Ma che ti giova udirlo ? e quale speme
Nutrir puoi tu? Per tuo riposo e mio
Cancellar dal pensier elèssi perfino
La rimembranza dell’età fuggita.
Ugo Ah! di mia stanca vita
Sostegno è dessa. Se il presente è Iutto?
\ \ ATTO
Tenebra l’avvenir, mi resti almeno ^
Il raggio del passato../, allor non l’era
Quest’orfano infelice amar conteso...
D’amor fraterno.
Par. Nè conteso è adesso.
Or va... Dal duolo oppresso
Te sol non dir. N’ha chi di te piu geme,
Chi più di te si strugge, e sente il peso
Dell’aspra vita che quaggiù trascina.
Vanne, vanne, te ’n prego...
Ugo O Parisina !
Un sol momento ancora,
Un sol momento ! Ah ! se tu pure in terra
Orfana fossi, o di men nobil sangue
Venuta al di, forse mi avresti amato
D’amor piriche fraterno...
Par. Ohi che mai dici?...
Che pensi tu ?
Ugo Sì, tu m’avresti amato
Come io t’amai, come tuttora io t’amo
Oltre ogni dir, celeste oggetto e santo.
Par. Cessa...
Ugo Ah ! dillo. - v
Par. Deh! cessa... (Oh accenti!... oh incanto!)
Ugo Dillo... io te ’l chieggo in merito
Della mia lunga guerra;
O O # /
Dillo, e bealo rendimi
Solo una volta in terra.
Mi seguirà dovunque
Il suon di questi accenti,
L’intenderò nei venti,
Nell’onde ancor l’udrò.
Par. Ah ! tu mi chiedi, o barbaro,
Trista e fatai parola...
Non dee, non dee strapparmela
Fuor che la morte sola.
Rendimi prima, ah rendimi
Di nostra infanzia i giorni :
Ugo
Pah.
Ugo
Par,
a 2,.
PRIMO ! 7
Fa che innocente io torni,
E, t’amo, allor dirò.
E vero, è ver... non dirmelo...
Sarei più sventurato.
Addio : sfidiamo intrepidi
Ambo il rigor del fato.
Addio... Ma deh 1 concedimi
Una memoria, almeno.
Una memoria !... prendila :
Il pianto mio ti do. (gli porge il fazzoletto)
Quando più grave e orribile
ria di vita il peso,
Quando de’ mali al calmine
Esser f?1 sembri asceso.
Pensando che dì lagrime
Bagnato è questo vel,
Ah
non dirò
non dirai
con me
che barbaro
E "U11 li;c solo il Ciel.
con te
SCENA Vili.
IMELDA e le Damigelle frettolose ; indi AZZO, ERNESTO
e seguito.
Ime.,Dam. Giunge il Duca.
Ugo II Duca !
Par. Ahi ! misero !
Fuggi.
Ugo Invano.
Azzo , Chi
Ern. (È perduto. Io tremo... io palpito.)
Azzo(adErn.) Sì compiuto Ò il cenno, mio? (breve sii.)
Parla tu, perchè tornasti ? (ad Ugo)
Perchè il campo abbandonasti ?
D’onde avvien che sì segreto
Tu ti aggiri iti Bel veder ?
vegg’ io ?
A zzo
Par,
Ern.
Azzo
Ugo
Azzo
Pah.
Azzo
Par,
Azzo
Par.
Ugo
ATTO
Di tornar mi conce dea
Di nostr’armi il condottiero.
Io bramava, e fermo avea
Di offerirmi a te primiero :
Sol poc’anzi il tuo divieto
Mi fu dato di saper.
Nè partisti?
(Oh istante!)
(Io gelo.)
Perchè innanzi alla Duchessa?
Tanto osasti? parla.
(Oh Cielo !)
Qual ragion ti guida ad essa ?
Ei, signor, percosso, afflitto...
Dal severo «? ... estremo editto,
Ignorando quale errore
Sì merlava il tuo rigore...
Umil prece... a me porgea...
D’impetrar la tua bontà.
Egli?... e tu?...
Lo promettea.
Fu soverchia in te pietà.
Insieme
Ah ! tu sai che insiem con esso
Di tua Corte io crebbi in seno:
Implorar mi sia concesso
Che scolparsi ei possa almeno.
D’alcun fallo io reo no ’l credo...
Tale a te si mostrerà.
Questa grazia ch’io ti chiedo
E giustizia e non pietà.
Io sperai la sua preghiera
A placarti almen possente :
Che implorarla eccesso egli era
Nè un sospetto io m’ebbi in mente
S’egli è tal, ch'io sol sia segno
Della tua severità ^
Azzo
PRIMO hj
Ma con lei saria lo sdegno
Forse troppa crudeltà.
(Il difende ! e in sua difesa
Tanto adopra ardore e zelo!
All’ amor che si palesa
Di pietade invali fa velo.
In mia mano avrò le prove
Della lor malvagità.
Simuliam, veggiam lui dove
La rèa coppia giungerà.)
Enx. (Lasso me ! sì ria sventura
Prevenir non ho potuto.
Simular invan procura ,
L’imprudente si è perduto...
Tace il Duca , ma nel seno
Il furor covando va.
Ali ! foriera del baleno
E la sua tranquillità.)
SCENA IX.
CORO lontano di BATTELLIERI sul Po.
Yoga , Toga : quai lago stagnante
Ferma il Po le veloci correnti :
Di Ferrara le sponde ridenti
Par eh’ ei voglia più a lungo baciar.
Curo di Guerrieri
Affrettate : del popol festante
Dalie rive c’ mvitan le voci :
Già soppressali le prore veloci
Che al torneo denno i prodi recar.
(la scena si riempie di soldati , e le rive di eleganti navicelle)
E lux. Deli ! in tal dì mentre tutto festeggia ,
Non sia core che afflitto si veggia I
Io pur prego , se lice , o signore ,
De’ tuoi servi al più antico pregar.
Azzo Ugo resti. Cotanto splendore ,
Tanta gioja non voglio turbar.
Partiamo , coliamo.
20 ATTO PRIMO
Ugo Par. (Oli contento \)^
Cori
Bat. A Ferrara.
Azzo (a Par.) E tu sola starai ?
Mentre io cedo, tu pur non vorrai
Nè a preghiera , nè a voto piegar ?
Par. Io vi seguo... Ahi potessi qual bramo
Sì bel giorno con voi festeggiar.
Tutti.
Azzo, Ugo, Ernesto e. Guerrieri.
Vieni , vieni , e in sereno sembiante
Alla pompa presiedi qual Diva.
Un tuo sguardo di luce più viva
Questo cielo farà scintillar.
Par. Sì quest’ alma respira un istante ,
S’ apre a gioja non prima sentita...
Alla festa, ove gloria v’invita ;
Calma , io spero , conforto trovar.
Azzo , Ugo , Ernesto e Parisina.
(Ma divoro nel core tremante (in disparte)
Un *mior che non posso frenar.)
luror r '
BAt. Voga, voga \ qual lago stagnante
Ferma il Po le veloci correnti:
Di Ferrara le sponde ridenti
Par eh’ ei voglia più a lungo baciar.
Guer. Affrettate : del popol festante
I bei voti corriamo a colmar, (s’imbarcano)
CALA IL SIPARIO.
SCENA PRIMA
Gabinetto di Parisina. Alcova chiusa da seriche corline.
E notte. 11 luogo è illuminato da due Candelabri.
IMELDA e DAMIGELLE.
Lieta era clessa , e tanto ?
Oltre ogni tuo pensiero.
Al vincilor guerriero
Sorrise , e il coronò.
E il Duca ?
Ad essa accanto ,
Fiso in lei sola e intento ,
Gioia del suo contento ,
E il suo gioir mostrò.
Ed alle danze in Corte
Presente pur ha dessa ?
Ne la pregò il consorte :
Ella ne le’ promessa...
Tu inchiesta aggiungi a inchiesta.
Qual meraviglia in te?
Ime. Non meraviglia è questa...
Estrema gioja eli’ è.
Dam. Fra i manti suoi di porpora ,
Fra i suoi gemmati serti ,
Siano i più ricchi e splendidi
'Alla sua scelta offerti. *
Brilli serena e bella
Come soave stella ,
E in ogni cor diffonda
Speme 5 letizia , amor.
Ime.
Dam.
Ime.
Dam.
1 m e .
ì A » nr
7.7. ATTO
Ime. (La pena mia si asconda,
Si celi il mio timor.)
DAM.Ella si appressa.
SCENA II.
IPARISlNA e dette.
Par. Un seggio*, Imelda. - Io sono
Stanca del mio gioir.
Ime. Non usa a queste
Sì clamorose feste ,
Uopo di posa hai tu.
Par. ' De’ miei primi anni
O^gi mi parve respirar 1* aurora
D’ un dì sereno... Alla paterna Corte
10 mi credetti fra le pompe e i ludi
De’ miei fratelli... E qual fraterna gloria
Mi fu d’ Ugo il trionfo. - Oh ! cóme lieta 4
Col giovin prode nell’ arringo i’ corsi !
E lieta il premio del valor gii porsi !
Ime. (Ciel ! Non si avveri, io prego,
11 mio sospetto.)
Par. Ma fugace lampo
Sarà la mia letizia , e il sol domani
Torbido forse sorgerà pur anco...
Stanche le membra 4 e stanco
Ben più lo spirto io già risento. - Oli} lungi
Riponi i serti e la gioconda vesta.
Ime. Nè alla notturna festa
Irne vuoi tu V
Par. No , non poss’ io. Sollievo
Mi fia migliore il sonno*
Ime. Ali ! sì, lo spero...
E innocente sollievo*
Par. E vero, è vero.
Sogno la) or di correre
Entro incantalo albergo •
Volo in balìa de’ zeffu i }
Olive le nubi io m mro ;
% j *
secondo ?3
Nuoto in sereno spazio ,
Qual cigno nel ruscel.
Dolce , come arpa eolia .
Voce mi chiama , e dice :
Vieni, e, del mondo immemore ,
Resta quassù , felice...
A combattuto spirilo
Porto soltanto è il Giel.
Oh cari sogni ! oh , all’ anima
Ulusion gradita !
Ime. Coro Prendi da lor presagio
Di più tranquilla vi la.
Vanne , e più bella ancora
Sorgi alla nuova aurora ,
Come è più bello un fiore
Dopo il notturno gel.
PaRó Addio. L’ augurio accetto...
Pace dal sonno aspetto..*
(A combattuto core
Porto soltanto è il Ciel.) (sì «lamio un mldio.
linei, e le Anc. partono. Par. si ritira nell’alcova. I.a
scena rimane vuota per alcuni momenti.)
SCENA Uh
AZZO e PAHIS1NA.
Azio passeggia guardingo la scena. Rimuove alcun poco le cortine
dell’alcova, e le cala di nuovo. - Parisina è addormentata.
Azzo Sì: non mentir le ancelle...
Ella riposa... Riposar potrebbe
Se rea foss’ ella t - Non hai tu rimorso ,
Più voce alcuna? Più paure o larve $
Non hai tu, notte, per colpevol alma ?
No , non è rea , s’ ella riposa in calma, (silenzio)
Ma pur... con qual desio
Ugo seguia !... come parca lanciarsi
Dietro al corsier che Io rapia pel campo !
Come arrossiva a un trailo , e impallidia
Oli ! quanti ha gelosia
Occhi di lince avessi , ond’ un islanle
2Ì
ATTO
Vederle incoi! arte avess’ io (l’incanto
Per far che ignudo le apparisse in volto ,
Le parlasse sul labbro !
Par. Oli Dio !
A zzo Ohe ascolto !
È dessa che favella...
O m’inganna il pensier ? (porge l’orecchio)
Par. Oli dolce istante 1
Sì tosto non fuggir.
Azzo (sottovoce) Sogna...
Par. Son teco ;
Prestiamo insieme...
Azzo (tremante) Insiemi.. Con chi?
Par. Mi segui...
Puro zaffiro è il Ciel. - Moviamo uniti
Quai pellegrini augelli a miglior nido...
Mi segui , o tenero Ugo...
AzzO (prorompendo) Ugo ' ^
Par. (esce dall’alcova .; pallida ^ tremante) Qual grido 1
Ali 1 chi veggio ? Tu , signore?
Azzo Sì : qual altro attender puoi ?
Par. Io !.. nuli’ altro.
A zzo (Oli mio furore 1)
Me ? sol me ?..
Par. Che dir mi vuoi ?
Azzo 55 ( Ab 1 potessi un solo istante
55 Del suo fallo dubitar 1)
Par. 55 (di ! qual ira in quel sembiante 1
55Gb occhi in lui non oso alzar.)
Azzo 55Fissa i tuoi negli occhi miei :
55Nulla in essi bai letto ancora ?
Par. 55OI1 ! che bai tu? turbato sei,
55 Gli’ io li lasci!...
Azzo 55A0 , dimora.
55 (Ab ! così tradito io fui
55Sempre , sempre in ogni amor.)
Par. 55 (Ab. ! non so fuggir da lui ,
5-Oni m’ annoda i! mio terror.)
A zzo
Par.
Azzo
Par.
Azzo
Par.
A zzo
Par.
Azzo
Par.
A zzo
Par.
A zzo
Par.
A zzo
Par.
Par.
SECONDO
Empia donna !
Oh Giel !
25
(prorompendo)
T’ appressa}
Di fuggirmi invano lenti, (l’afferra pel braccio)
Duca 1 ah Duca !
Infida !
Gessa.
Quali smanie !
Al roci , ardenti.
Sciolto è alfìn , caduto è il velo.
Tutto è noto , tutto io so.
Qual favella ! (Io tremo , io gelo !)
Che sai tu? (Più cor non ho.)
Tu nel sonno assai parlasti ^
Il tuo fallo è manifesto.
(Me infelice !)
Tu invocasti
Uom che abborro , che detesto.
Il tuo labbro... iniqua !... or ora
D’Ugo il nome proferì.
D’Ugo il nome !... (E il sonno ancora ^
Anco il sonno mi tradì !)
Parla ornai : com’ ebbe loco ^
Come crebbe il reo tuo foco ?
Dove giunse , di che ardire ,
Di che speme si nutrì ?...
Ah ! d’ orrore e di martire...
L’ ami dunque ? 1’ ami ?
(disperatamente) Si.
(A zzo pone la mano al pugnale, indi s’ arretra)
Non pentirli... mi ferisci...
Vibra il ferro: ei fia pietoso.
Quest’ incendio in me sopisci ^
Sol per morte avrò riposo.
È delirio V amor mio }
Non ha speme , non desio :
È una face che consuma
D’ un sepolcro nell’ ori or.
?À\ ATTO
Azzo Cld io li sveni ?... e al Ino supplizio
Ponga fine una ferita !
Lungo io voglio sacrifizio ,
Non eli morie , ma di vita.
"Vivi al pianto , vivi al lullo...
L’ ira mia vedrai per lullo :
Fian tuoi giorni un giorno solo
Di spavento C eli lerror. (Azzo si allontana
respingendola: L ssa il segue tremante.)
SCENA IV.
Galleria Illuminata.
( La musica esprime il festeggiare ohe si fa di dentro. Dame e
Cavalieri attraversano gli appartamenti.)
Loro E dolce le trombe cambiare co’ sisfri,
Di gioia forieri , eie' balli ministri.
E elolce nell’aure fragranti eli fiori
Cambiare gli allori - co’ mirti ei’amcr.
In fieli banchetti , in gaie carole
Ci lasci la notte, ci visi!! il Sole:
Sublimali le menti le voci d'onore $
Le voci eramore - consolano il cor.
(si dividono)
SCENA V.
ÈCO solo, indi ERNESTO. La musica di dentro segue.
Ugo »Nè ancor vien ella? Cominciar le danze,
??I concenti echeggiar... Invan eli lei
5? Cercai fra i lieti con : e mesto il suono ,
5? AI ula par mi ogni luce, ogni splendore.
99 L’astro non v’ò maggiore,
??L’astro dell’alma mia. Vieni : e al tuo raggio
^Languir ciascuna e impallidir si miri
??Di Ferrara beltà. (esce Ernesto)
Érn. ??Dove li aggiri ?
Ugo 99 Ovunque impresse io credo
wl/orme eli Parisina, ovunque un’aura
??Parmi eie’ suoi sospiri.
Ekn. rAlle sue stanze
SECONDO 27
95 Quinci si sale, e tu qui muovi, o stollo?...
«Seguimi.., U11 sordo ascolto
• • • •
De’ cortigiani susurrar : turbalo,
jjPìù che mai fosse , Azzo aggirarsi io vedo
??Come leon della sua preda in traccia.
Ugo» E di perigli a me far puoi minaccia?
^Cessa : la mia letizia
5? Aon funestar : oggi fu tal, che morte
nPotria scontarla appena. - Or "va : soverchio
55È in le timor.
Ern. ?? Soverchia è in te fidanza.
Ugo wElla m’ama... certezza è mia speranza
??Io sentii tremar la mano
j^Che mi cinse al crin la palma :
5, Mi sorrise, e tutta l’alma
55 In quel riso scintillò.
wUno spirto, un senso arcano
5?D’un amor maggior d’amore,
?? Tra passò da core a core,
55 E di gioja l’ inondò.
Ern. 55 Sconsigliato !... E a te presente
55 Era il duca, e a lei cl’accanto !
Ugo wlo no ’i vidi : ed occhi e mente
??F ur rapiti in lei soltanto.
?5 Ah ! non mai di quel momento
5?La dolcezza appien dirò.
Ern. ?5 Taci, taci... ogni concento,
?? Ogni strepito cessò.
55 Giunge alcun...
Ugo 55 Che fia ?
SCENA Vi.
Dame, Cavalieri, e delti.
Dame e Cono ??Repente
?ATe congeda il Duca irato,
w Svelti i fior’, le faci spente
55 Puoi veder per ogni lato :
59 Già le logge, già le porte
28
Arivi.
Ugo., Ern.
- ATTO
5? Del palagio, della corte
>?Son rinchiuse e custodite
?>Da guerrier’ che a sè chiamò.
jjTJgo !
(escono
armigeri)
55 Oh Cielo !
Arm. jjNoì seguite,
Ugo s?Dove ?
Arm. 55 Al Duca,
Ugo 55 A lui ! - Verrò.
Ern. 55I0 ti seguo.
Arm. 55 No, non lice.
Ugo 5?Un amplesso.
Dame e Cav. 55(Qual mistero!)
Ern, sjFiglio, figlio !... Oh me infelice !
55 Fui presago !
Ugo 55 O padre, è vero...,
Arm, ssV’affreltate : il tempo preme ;
55 Azzo attendere non sa.
Dam. Cav. 5? (Ah ! più d’Ugo Ernesto geme :
55 Quale in sen sgomento egli ha !)
Ugo ssQuesto amor doveva in terra (ad Ern. a
55S0I di morte aver mercede : parte)
ssin più pura e santa sede
55EÌ mercè di vita avrà.
«Come al fin di lunga guerra
55I0 sorrido aU’ultime ore,
55 Se un sospir di questo amore
55 Meco al cielo ascenderà.
Ern. 55 Ah 1 con te, con te sotterra
55 Anco Ernesto scenderà, (Ugo parto
fra gli Armigeri, Ernesto con le Dame e Cav.)
SCENA VII.
Vestibolo che mette alle Torri.
AZZO e Guardie.
Ite ^ e condotti entrambi
A me sian tosto. - Interrogarli insieme,
Insieme udirli, e investigar vo’ pria
29
SECONDO
Quale di loro più colpevol sia.
Che dico? li son del pari,
E del par fiali puniti. - Oh ! di Matilde
Ombra irata, n’esulta : in cor non posso
Amor riporre, ch’io fellon non trovi,
Nè spezzar debba di mia mano istessa.
SCENA Vili.
UGO e PARISINA da varie parti fra le Guardie, e detto.
Par. (Ugo ! oh Ciel !)
Ugo (Parisina! in ferri anch’essa !)
AzzoEccovi uniti alfine...
Non qual bramaste, ma qual debbe unirvi
Tradito prence. Al vostro amore iniquo
E questo il tempio : ara il patibol fia.
Ugo AI mio soltanto il sia,
Se giusto esser vuoi tu. Spirto più puro
Non hanno i cieli di costei che offendi.
AzzoElla è rea, ben più rea. Tu la difendi.
Par. Tutti siam rei... ma solo
Noi di desio, tu d’opre. Ah ! pera il giorno
Che me all’altare tu traevi ad onta
Del pianto mio.
Ugo Deh ! Parisina!.. 4
P ut. E vano.
Non è per lui più arcano
U’aniico amore... Io lo svelai dormente :
Desta il confermo.
Ugo E dove tu il confessi
Indegno io ne sarei, s’anco il tacessi.
Odilo , o duca , io l’amo
Più che la vita... dall’infanzia io l’amo...
E senza speme l’amor mio divoro. (Azzo, durante
il discorso Par. ed Ugo, è rimasto concentrato: nulla risponde)
Azzo Custodi , al career loro
Sian ricondotti. Fino al dì novello
Sien del palagio mio chiuse le porte
A chiunque ci sia.
Pah. Morte è tal cenno.
A T 1 O
3
a
Ern.
A zzo
Ebn.
Alzo
Ugo,
Ern.
Ugo,
Azzo
Ern.
Azzo
SCENA IX.
EKNESTO e delti.
(eou un grido) Mol le 1
A che vieni ? E presentarti
Non chiamato ond’hai tu drillo ?
Santo io l’ho, se a risparmiarli
Vengo , o duca , un rio delitto.
Un delitto ! a me !
Par. Che intendo ?
Sì: un delitto atroce , orrendo !
Al mio crin canuto credi,
Al terrore in cui mi vedi...
Guai se d’Ugo ai giorni attenti !..
Guai tre volte, guai per le!
Par. Qual linguaggio!
(alle guardie
L
GO
Ern.
A zzo
Ern.
Par.
Ugo
A zzo
Ern.
.zzo
E cjuai spaventi
Inspirar pretendi a me ?
Ubbidite.
Ah ! no.
T’invola.
Tanto ardire ornai m’irrita.
Cessa, amico, e li consola...
Non espor per me tua vita.
Duca ! ah duca !...
Olà , finsano
Tra tlo sia da me lontano.
Vei sa dunque il sangue tuo...
Tu sei d’Ugo il genitor.
E fìa vero ?
Figlio suo !
Ei mio figlio ? (Un gelo ho in cor.)
Sì : Matilde abbandonata ,
Dal tuo talamo scacciala ,
Me ’l fidava ancora ipfanle ,
E moriva di dolor.
Vi abbracciale.
Ern. Oh colpo !
SECONDO
Oh istante!
3 1
Par.
Ugo
A zzo
(a z)
Er.iv.
Ugo Par.
A zzo
E UN.
Padre !
Ugo !
(Gl» njio terrori) (per abbracciarsi*
si arrostano ambulile appena si avvicinano)
Che "veggo ? T’arretri -dal figlio -da! padre!
(O Tato, è compiuta - la nostra sventura.)
(Fra noi si solleva, - s’oppone la madre.)
(Ahi sorda in quell’alma -ah mula è natola!)
Azzo, Ugo, Par.
a 4 Per sempre, per sempre - sotterra sepolto
Deli! fosse rimasto - Parcano che ascoltò.
FossYgli un delirio - dell’egra mia mente,
Un’ombra fuggente - ai rairffì del di!
OO e. O
Ma lassai è verace, - lo provo, Io sento,
Al fero sgomento - che il cor mi colpi.
EluN. (O vana speranza - vent’anni nudrita,
Oh ! come in un punto - al vento sei gita.
Se al nome di padre, - se al nome di figlio
Asciutto quel ciglio - rimane così 1
Alletto mainalo, colpevole amore.
I sensi del cuore - più santi sopi.)
Azzo ProlePor d’un’empia madre.
Ve’ qual figlio hai tu serbalo !
Empio anch’esso...
Ugo Ed empio il padre
Da cui nacque...
E un. Forsennato !
A
Ugo Si lo sono... là sgonfio il core
D’amarezza, di dolore...
Ei la madre mi ha rapita...
Ei serbommi a trista vita...
Al i restava l’amor mio,
E’amor mio sepolto in me...
Or dinanzi al mondo e a Dio
Onesto amor delitto ei fé ! (A Lio v imn'o-
Par. I irò !... ali cessa1.. ’<* lùtee pensoso)
\
32 ATTO SECONDO
Ugo Ov’è la scure ?...
Tronchi dessa i miei tormenti.
Par, Non udirlo... a sue sventure (ad Azzo)
Dona tu gli amari accenti.
Me cagion di tanta pena,
Me soltanto opprimi e svena...
Ma il tuo figlio... ah! no... non muoja...
Lo risparmia per pietà. (breve silenzio
Azzo T. eco il traggo Li viva. Azzo si riscuote)
Ern. e Par. (Oh gioja!)
Ugo Viver io !...
Ern. e Par. . T’affretta... va.
Azzo a 4 Ugo
T’ allontana fin che in petto Non è vita: è lunga morte,
Di natura i moti io sento... Pena eterna che mi dai:
Sciagurato! un sol momento Le mie smanie tu non sai...
Li potrebbe soffocar. Ti farian raccapricciar.
(Ah! perchè son io costretto (Ah! mi lascia, o cruda sorte,
Mio malgrado a lagrimar!) Men colpevole spirar.)
Par. Vanne: P
Ern. Vieni : fu^’ e alroce scena
All’Italia si risparmi.
Per pietà di più non farmi
Di terror, d’orror gelar.
(Ah! chi mai morrà di pena,
S’io pur seguo a respirar!)
(Ern. strascina seco Ugo. A zzo accenna di allontanar Par.)
SCENA X.
AZZO e Guardie.
Azzo«Vada... si, vada: a inorridir non abbia
«Per me Ferrara. Ella rimane... e basta.
?? Oli! quale in me contrasta
«Folla d’affetti, e tutti orrendi, e tutti
«Disperati e feroci! (*) Olà! Guidata (* passeggia
alcuni momenti agitatissimo , indi pacatamente)
«Alle ducali stanze un’altra volta
«Sia Parisina, e, qual poc’anzi eli’era,
«Onorala da lutti y ed ubbidita.
«Non più; son fermo... appien mia trama è ordita,
CALA IL sifAliio. (parte)
ATTO TERZO
* — " '■■■ ■
SCENA PRIMA
Luogo terreno nel Ducale Palazzo.
Da un lato domestica cappella. In fondo fìnestroni chiusi.
Damigelle di Parisina e Cavalieri
escono lentamente dalla cappella.
Coro Muta , insensibile ,
Se non in quanto
Dagli occhi turgidi
Le sgorga il pianto ,
L’ afflitta giace
Dell’ ara al piè.
Pregar lasciamola,
Non la turbiamo:
Calmar quell’ anima
Noi non possiamo :
Per lei più pace
Quaggiù non è. (si ritirano)
SCENA II.
PARISINA, indi I AI ELDA.
Par. No... piu salir non ponno
Miei prieghi al ciel. Pur più straziato core
Mai non ricorse a lui come il cor mio.
Imelda I . . .
3 { ATTO
Ime. à tc son io
ST inizia d 'alcuna speme. In suo perdono,
Par fermo il Duca: ei congedò tranquillo
Il generoso Ernesto,
A cui guidar lontano Ugo è concesso.
Par. Ugo !... Ei dunque partì ?
Die. Parla sommesso...
Un fogl io suo ti reco...
Prendi.
Pab, Un suo foglio!... E chi te ’1 diè?
Die. Poc’anzi
Un giovine scudier furtivamente
Nell’atrio che conduce a queste stanze.
Par. Incauto ! e quali ancor nutre speranze !
(legge il foglio)
JT Azzo non ti fidar : non può del mostro
Esser la calma e la pietà sincera.
Quando la squilla del Acino chiostro
Del falba annunzierà fora primiera ,
Da tal condotto che il periglio nostro
Mosse a pieta.de. e che salvarci spera ,
A le pei' via segreta... (si arresi;»)
Oh ! Gel !
Ime. Prosegui...
A che li turbi ?
Par. Osa sperar 1’ insano
Clf io con lui fugga !...
Ime. Oh! non lo speri invano.
Io , te ’I confesso , io pure ,
Più che d’ Azzo il furor , temo la calma...
Io conobbi Matilde...
Par. (con gli occhi sul foglio) In seii del padre
Condurmi ei vuole... e s’ io ricuso , ei giura
Di sua mano svenarsi in queste soglie.
Ime. Ei II’ è capace. (lontano orologio suona un’ora)
Par. v Ahi ! qual tremor mi coglie !
E questa l’ora ! r
Ime. E questa...
TERZO
«•> »
0)
Che risolvi ?
Par,
Ime.
Par.
Io... non so. - Segreta toc©
Mi d ice che quest’ora
L’ ultima è di mia vita.
Oh! ti conforta.,.
Disgombra il tuo lerror...
Non odi intorno
Un gemer fioco !... di sinistri augelli
Uno strido non senti !... errar non vedi
Ticino un’ ombra ?...
3 me. Il cluol t’inganna, il credi.
Par. Ciel , sei tu che in tal momento
Mi sgomenti , e m’ empi il core
Di quel tremito d’orrore
Che è presago del morir.
Suppl icarti invano io tento ,
Io ti sporgo invan le braccia :
Sulle labbra mi si agghiaccia
• • • v
La preghiera ed il sospir.(odesi flebile musica)
Silenzio... un suon lugubre
Lontano echeggia.
Ime.
Par.
Coro
Un tristo suon...
Che fia ?
Da te, Signor, non sia, (canto lontano)
Come quaggiù, dannato}
Ascenda perdonato
Del tuo gran soglio al piè...
Par. De’ moribondi
Questa è la prece. Al suol mi annoda e affigge
Invisibil poter.
SCENA HI.
DAMIGELLE e dette.
Dam. Ora funesta !
Sottratti al Duca. Ei vien...
Ime. (trascinando Parisina) Friggasi.
36
ATTO SECONDO
SCENA ULTIMA
AZZO con seguito e detti.
Azzo Arresta*
Par. In quegli occhi, in quel sembiante.*.
La yendetta io leggo espressa.
Azzo Ben vi leggi. E4 in questo istante
Piena è ornai, sfogata è dessa.
Par. Parla... oh! Ciel... di lui che fesli ?
Ugo... ov’è?
Azzo Tu l’attendesti.
Empia donna ! a te lo svela
In tal guisa il mio furor, (si aprono i veroni
dal fondo , e vedesi nel cortile il cadavere di U S°0
Par. Ugo!... IO muoro. (si abbandona sulle Dame)
Coro Ah! no , le cela
Lo spettacolo d’ orror.
Par. Ugo !... è spento! - A me si renda
La sua fredda esangue salma !... (fuori disè)
Che sovr’ esso io spiri 1’ alma...
L ’ alma oppressa dal dolor!
Scenda, indegno, ah ! su te scenda
Il suo sangue infin che vivi !...
Ei del Sol , del Ciel li privi ,
Ti ricolmi di squallor. (ricade)
Coro Ella manca...
Azzo li Ciel previene
La sua pena...
Im., Coro Ahi! spira! Ahi! muori
CALA II SIPARIO,
OSSIA
LA VENDETTA DI LATONA
BELO UMICO DIVISO IN SEI AITI
t
Inconibenzato dell onorevole incarico di riprodurre
sulle scene di questo massimo teatro il ballo Niobe, in-
ventato e diretto dal celebre G. Gioja nel 1816, e già
da me riprodotto in Vienna con fortunato successo
Ilei 1 838 , mi sia permesso implorare V indulgenza di
questo pubblico cortese. E sJ egli vorrà accogliere favo¬
revolmente questo tenue saggio dei primi miei passi in
così vasta c cospicua arena , mi sarà di non lieve in¬
coraggiamento onde farmi ardito a presentargli in altra
occasione alcun mio proprio componimento e meritarmi
sempre piu la valida sua benevolenza.
Augusto Huss.
AVVERTIMENTO
_/V iobe , figlia di Tantalo e una delle Plejadi , fu
sposa d’Anfione re di Tebe , celebre in tutta Van-
tichità per i portenti della sua cetra. Questo imeneo
fu de ? piu felici ne ’ suoi primi anni per la non co¬
mune fecondità di Niobe, che fu madre di molti figli.
Di odoro di Sicilia ed O oidio , seguendo le tracce di
Diodoro , li fanno ascendere al numero di quattor¬
dici. Apollodoro , appoggiato alV asserzione di Esio¬
do , pretende che ella avesse non meno di dieci figli
ed altrettante figlie. Il principe degli Epici Omero ,
primo pittore delle memorie antiche , non gliene as¬
segna che dodici nel XX DI libro del! Iliade , je*
maschi cioè , e sei femmine. L’ autorità di quest ultimo
è più che bastante a giustificare il numero a cui
nella varietà di tante lezioni si decise il compositore
ad attenersi.
La strage di tutti questi figlia operata dagli strali
di Apollo e di Diana , per vendicare la loro madre
Latona degli oltraggi e degl' insulti che si permise
contro la sua Divinità l'orgoglio di Niobe , e la me¬
tamorfosi di questa , sono troppo note per rispar¬
miare il tedio di un maggiore detta fio.
L’unica licenza presa nell esposizione di questo
argomento si è d ’ avervi introdotto il personaggio
d Asteria, principessa del sangue di Cadmo , desti¬
nata sposa ad Ismeno figlio primogenito d Arfione
e di Niobe.
La lotta de 5 Venti, per trasportare d marmo in
cui fu cangiata Niobe nella Frigia di lei patria, che
introduce Ovidio nel IN libro delle Metamorfosi e
che V Anguillaia suo felicissimo interprete, poetica¬
mente estende , sembrò opportuna a somministrare
al presente spettacolo un fine nuovo in parte ^ per
cui si cercò di adottarla'' nella forma più verisimile.
PERSONAGGI
ATTORI
ÀNFIONE , Re di Tebe sig. Catte Effisio
NIOBE , sua consorte sig.a L asina Muratori G.
LORO FIGLI
Maschi Femmine
ISMENO sig. Chion NEREA sig.a Granzini
ALFENOR.E si g.a Wouthier PITIA sig.a Cottica
TANTALO sig.aBERTuzzi PELOPIA sig. a Catena
FEDIMO sig. a Gonzaga ASTIOCHEsig.a Pirovano
SIPILO sig.a DomenichettisOGIGI A sig.a Màrzagora
1LIONEO sig.a Fuoco AMICLEA sig. a Donzelli
ASTERIA , discendente di
Cadmo e promessa sposa
ad Ismeno sig.aBussoLA Maria Luigia
TIMAGENE, seguace d’ A-
steria sig. Pagliaini Leopoldo
AUGURE sig. Pratesi Gaspare
Gran SACERDOTESSA di
Latona sig.a Gabba Anna
Confidenti d’Anfione , Grandi del R.egno , Seguaci
d'’ Asteria, Guardie reali, Popolo, Sacerdoti
Damigelle , Sacerdotesse.
DIVINITÀ'
VULCANO
LATONA
DIANA
APOLLO
ASTRO , foriero della Luna
sig.
sig/
sig.a
sig.
sig.
Trigambi Pietro
Casati Bellini Luigia
Gusman Rosina
Mervntb F. *
Chion Teodoro
Ore diurne N. 12. Ore notturne N. 12.
Giove, Giunone e tutte le Divinità delPOlimpo.
Ciclopi, Venti Orientali e Venti Occidentali.
ATTO PRIMO.
Tempio di Latona festivamente ornato per Vanirne
ricorrenza della nascita cP apollo e di Diana
il cui simulacro è nel centro del tempio .
Olocausti in onore di Latona, eseguiti dalle sacer¬
dotesse, alla presenza d’Ismeno, de’ suoi fratelli e sorelle,
d’ Asteria e del reai corteggio. Obblazìoni alla Dea.
Danza votiva, in cui manifestasi il reciproco amore di
Ismeno e d’Asteria.
Comparsa di Niobe seguita dalla minore delle sue
figlie. Dimostrazioni d’ affetto e di rispetto per parte
della prole. Disprezzo di Niobe nel veder coloro che si
genuflettono al simulacro. Indignazione per tanto or¬
goglio ed interruzione dei sacri omaggi. Vanto di
Niobe del proprio potere e delle proprie dovizie }
e conchiude esser molto più degna degli onori divini,
per la sua fecondità di prole superiore di gran lunga
a quella di Latona , essendo questa soltanto madre
di due figli. Rispettosa rimostranza della gran sa¬
cerdotessa. Scherno di Niobe verso la sacra ministra,
e temerità nell’ascendere l’altare, obbligando tutti gli
astanti a venerarla. Partenza d’Asteria in traccia d’An-
fione, onde egli possa por freno a tanta baldanza.
Timidezza delle sacerdotesse nell’ ardere profumi ai
cospetto dell’orgogliosa donna. Spaventoso rombo sot¬
terraneo. Apparizione di densa nube che^ oscurando il
giorno, toglie il simulacro all’altrui vista e dilegua !e
fiamme testé accese. Spavento universale. Arrivo d’An-
fione} suo turbamento ed insistenza di Niobe ne’ suoi
colpevoli attentati. Violenza del Re che rimprovera i
figli ed inveisce contro la moglie, obbligandola ad allon¬
tanarsi dal tempio^ partenza de’circostanti nel maggiore
disordine.
ATTO SECONDO.
Appartamenti d? Anjìone^ ornati di tappeti rappre¬
sentanti le sue gesta e quelle della famiglia di
Cadmo. La famosa cetra d Anfione è situata in
luogo distinto.
Estremo dolore d’Anfione pel sacrilego ardire della
consorte. Inutile conforto dell’Augure sommo, e sug¬
gerimento del medesimo al Re perchè tenti, col suono
della sua lira, d’impietosire i Numi , sotto la condi¬
zione però che Niobe s’induca ad implorar perdono, e
facciasi precedere solenne sacrificio d’espiazione.
Partenza dell’Augure ed arrivo contemporaneo di
Ismeno e d’Asteria, ì quali chieggono al Re quando po¬
tranno essere uniti dal sospirato imeneo. Indignazione
del Re per tal richiesta in un momento in cui teme la
celeste vendetta. Arrivo di Niobe.
Contrasto fra Niobe ed Anfione, il quale vuol trarla
al tempio, per ivi umiliare la sua alterigia. Rifiuto di
lei, che addita al consorte le glorie delle comuni fa¬
miglie espresse nei tappeti. Sdegno del Re, che_, dopo
aver preso la sua cetra , risolutamente seco trae la
consorte.
ATTO TERZO.
Reggia del Sole.
Comparsa d’ Apollo nella sua rifulgenza sulla quadriga
di ritorno dal corso diurno. Egli è preceduto dall’Astro
foriero della Luna ed accompagnato dalle Ore del giorno}
esultanza delle Ore di notte e di Diana nel rivedere
Apollo. Danza intrecciala dalle Ore , in cui prendono
parte i due divini germani e l’Astro.
Presenza improvvisa di Latona in aspetto il più do¬
loroso. Richiesta alla Dea del suo affanno: sdegno d’A-
pollo e di Diana nell’udirne la cagione,, e loro giura¬
mento di vendetta, sollecitata dalla genitrice. Risolu¬
zione d’Apollo a dipartirsi, per somminis'rare gli strali
alla sua vuota faretra. Consiglio di Diana nel rammen¬
tare al fratello che, ciò facendo, perturberebbe bordine
della natura, e promessa di scendere in sua vece alla fu¬
cina di Vulcano per provvedersi delle più formidabili
saette. Partenza d’Apollo e di Latona nell’interno della
reggia, dopo essersi promesso da Diana alla madre di
vendicarla al più presto. Partenza di Diana, che verso
il globo rapidamente discende.
ATTO QUARTO.
Esterno dtìV cinti o di J ideano , alle falde dell' Etna.
Stanchezza di varj Ciclopi minori e loro desiderio di
alleviarsi da’proprj travagli. Annunzio ai medesimi del¬
l’assenza di Vulcano. Ritorno di tutti nella fucina.
Interno deli' antro con voragine.
Interruzione al giubilo dei Ciclopi cagionata dal-
1’ arrivo del nume. Severità di questi nel richieder
conto ai suoi seguaci se abbiano terminati gl’ impo¬
sti lavori. Rampogna del nume a questi artefici , non
trovando perfezionate alcune armature, e sua possanza
nel rendere in breve tempo lucido uno scudo. Gara
de’ Ciclopi nell’ esaminar la fattura del loro istruttore.
Arrivo di Diana: sorpresa di Vulcano in vederla,
e ricerca del medesimo per tal visita inaspettata.
Risposta della dea, la quale,, mostrandogli vuota la fa-
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re tra , dice essere espressamente discesa nella fucina
per provedersi di frecce. Comando di Vulcano ai Ci¬
clopi perchè si accingano a fabbricarne. Esecuzione sol¬
lecita del lavoro , partenza deila diva ed esultanza dei
Ciclopi per la riuscita del proprio travaglio.
ATTO QUINTO.
Esterno del tempio di Lcitona , circondato
da boschi di palme.
Dall’ interno del tempio odesi risuonare una soave
armonia prodotta dalla cetra d’ Anfìone, il quale tenta
placare l’ira de’ numi. Nuovo disprezzo di Niobe ,
deridendo Anfìone , da cui si è sottratta , e sua pro¬
testa di non voler piegare al cielo 1’ orgogliosa sua
fronte.
Esce lo sconsolato Anfìone dal tempio , e suoi
sforzi per ivi ricondurre la traviata moglie. Rifiuto
di essa , per cui Anfìone, scagliando da sè lontano la
cetra, si dà in preda al furore.
Comparsa dei fìgli , facendo scudo co’ loro petti alla
madre, ed allontanando il genitore, raccomandato ai
grandi del regno che lo accompagnano.
Avversione d’ Asteria ai principi di Niobe , e sua
risoluzione di seguire il Re. Comando della Regina,
che le impone di porgere in quel momento la mano
eli sposa ad Ismeno. Giubilo degli amanti.
Comparsa del sommo sacerdote , fatto chiamare da
Niobe, e comando di lei perchè egli unisca in dolce
nodo Ismeno ed Asteria.
Divieto di Niobe al sacerdote di guidare gli sposi
alla presenza del nume , volendo ella stessa supplire
alla mancanza del simulacro, per cui ella si compone
in aria maestosa. Orrore del sacro ministro nel ve¬
dersi costretto ad obbedire. Unione degli sposi e par¬
tenza del sommo sacerdote. Squillo di trombe che
invita i giovani principi al circo onde far prova di
Tatare ne’ginnastici esercizj. Rincrescimento cl’Ismeno,
nel dividersi dalla sposa. Insinuazione di Niobe ad
Asteria ed alle figlie, che vorrebbero seguire Ismeno ,
d’ attenderne il sollecito ritorno, apprestando frattanto
i serti per coronare i vincitori.
Cupo mormorio che per gradi si accresce e che
infonde spavento in Asteria e nelle sorelle.
Arrivo d’Anfione, oppresso dal più vivo dotare e
circondato dagli amici inorriditi. Annunzio d? esser
piombata la vendetta del cielo su i proprj figli . In¬
credulità di Niobe, che viene di ciò convinta nel ve¬
dersi recare gl’ insanguinati manti de’ medesimi. De¬
solazione universale, imprecazioni d’Anfione contro la
moglie.> e nuova incertezza di lei se debba prestargli
fede. Deliquio cl’ Asteria che vien trasportata altrove
dalle donzelle.
Partenza di Niobe furibonda , dopo essersi svinco¬
lata dalle braccia di coloro, che volean trattenerla.
Angoscia d’Anfione, il quale, sostenuto da’ suoi fidi,
segue da lungi le orme della consorte.
ATTO SESTO.
Atrio con veduta del Circo .
% f
Arrivo e tramortimento di Niobe nel vedere le spo¬
glie dei figli estinti. Dotare de’ circostanti intenti a soc¬
correrla. Riacquistando 1’ uso de’ sensi , ella forsen¬
nata si aggira , abbraccia or 1’ uno or 1’ altro manto
de’ morti figli , freme, vacilla ed è universalmente
compianta.
Orrore che provano le figlie, ivi accorse, alla vista
di sì atroce spettacolo. Fierezza della madre, che ad
un tratto si scuote, invitandole al suo fianco. Sue in-
' vettive contro i numi, dicendo che, malgrado l’ucci¬
sione eie’ figli, le rimangono sei figlie, e che con esse
soltanto ella è superiore a Latona. Le figlie vorreb¬
bero allontanarla da luogo cotanto funesto. Nuo
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va punizione de’ numi , le cui snelle colpiscono
Astioche e Ogigia. Sbigottimento di Pelopia , che
scongiura la madre a non irritare vie più la Dea ^ ma
altri strali trafiggono Pelopia, Pitia e Aerea nell’atto
che vogliono darsi alla fuga. Yano pentimento di Aiobe,
ed ancora più vana difesa dì questa desolala madre
nel celare sotto il proprio manto Àmiclea, l’ultima e
la più tenera delle sue figlie , che parimente, dallo
strale percossa, le cade a’ piedi.
Affanno del misero Anfione, e sua disperazione alla
vista de’ proprj danni. Imprecazioni contro la sacri¬
lega donna, obbligandola a contemplare le vittime di
tanto orgoglio. Ella, quasi d’ ogni sentimento priva,
si lascia trasportare, finché il dolore a poco a poco
la cangia in marmo. Anfione, più non potendo reg¬
gere all’ eccesso del dolore, cade disperato sul corpo
d’ A m idea.
Sforzo de’ venti occidentali per trasportare in Asia,
ove nacque Aiobe , il sacrilego monumento di lei, non
volendo che resti in Europa, per cui vie più imper¬
versando oscurano il cielo.
Costretti finalmente i venti orientali a cedere agli
occidentali , questi trasportano in Frigia il masso.
Apparizione di Giove , corteggiato da tult’ i numi.
Per cenno di lui , vien trasportalo Anfione all’Olim¬
po } quadro generale.
CALA JL SIPARIO.
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